una produzione Sartoria Caronte / Collinarea Festival 2025

Mauro: Vacanze Rumene

di e con Eros Carpita

con la partecipazione di Ksenia Rotar

progetto video Eros Carpita

progetto sonoro Eros Carpita e Aleksei Maier

sguardo esterno Loris Seghizzi

«In questa lezione di alta alfabetizzazione emotiva, in questo esercizio di paternità di se stessi, si indaga amorevolmente l’intimità di un genitore.» Ines Arsì, Teatrionline

Un uomo, un padre, un costruttore di mobili e di mondi. Mauro – Vacanze Rumene è un viaggio emotivo e onirico nella mente di un uomo in bilico tra lucidità e dissolvenza, tra memoria e fantasmi, tra ciò che si è perduto e ciò che ancora tenta di restare in piedi.

Dopo la morte del padre, Eros trova una valigia nascosta, colma di oltre trecento lettere. Da quella scoperta inattesa emerge un uomo diversissimo da quello che aveva conosciuto: un padre segreto, appassionato, contraddittorio. Attraverso quelle parole Eros ricostruisce uno spaccato della sua giovinezza e dà forma a un dialogo impossibile,
mettendo in scena gli incontri immaginari con i fantasmi evocati da quelle lettere.

Sul palcoscenico si intrecciano proiezioni video, voci registrate, corpi in ombra, lettere d’amore. La mente di Mauro – un corpo in coma, sospeso in un letto d’ospedale – diventa un limbo abitato da presenze: donne e uomini che riemergono dalle parole e
dalle ombre, rivendicando promesse non mantenute, amori fugaci, illusioni e dolori mai del tutto elaborati. È un luogo astratto e mutevole: un ufficio in disordine, un porto di partenze e ritorni, un album di ricordi sfocati dove tutto convive e si confonde.

La scena si fa archivio della memoria: la valigia, le lettere, gli schermi che illuminano parole e ombre, le tracce di un passato che chiede di essere riascoltato. La voce del figlio – Eros, l’attore in scena – tenta di comprendere chi fosse davvero quell’uomo
ingombrante e sfuggente, cercando un senso nelle sue assenze, nei silenzi, nei gesti non detti.

Mauro – Vacanze Rumene è una riflessione intima su ciò che lasciamo dietro di noi, su come nasce quel divario, a volte incolmabile, tra la vita che avremmo potuto vivere e
quella che ci siamo ritrovati a vivere: per sopravvivenza, per necessità, per paura. È il racconto di un’epoca – l’Italia e la Romania degli anni ’70 – ma anche la possibilità di una riconciliazione: almeno nel teatro, con ciò che non si è potuto dire.